I blocchi squadrati di una cava di granito dismessa in Gallura
Una cava di granito dismessa in Gallura — foto: Gianni Careddu · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Se c'è un materiale che spiega la Gallura, è il granito. Sta sotto i piedi, forma le coste, costruisce i muri delle case e per generazioni ha dato lavoro a intere comunità dell'interno.

Come nasce il paesaggio

Il granito gallurese è una roccia antichissima, emersa e poi modellata per milioni di anni dall'erosione. Il vento carico di sale, l'acqua e gli sbalzi di temperatura lo hanno smussato fino a creare i massi tondeggianti che si vedono a Capo Testa e in tutta la costa: forme scavate, bucate, impilate.

Le cave

L'estrazione del granito in Gallura ha una storia lunga: già in epoca romana la pietra della zona veniva cavata e trasportata via mare. Nel Novecento l'attività è cresciuta fino a diventare una delle voci principali dell'economia dell'interno, con i centri di Calangianus e dintorni al centro del settore. Molte cave oggi sono dismesse e restano nel paesaggio come anfiteatri di blocchi squadrati.

La pietra nelle case

Nei paesi galluresi il granito è materiale da costruzione ordinario: muri, stipiti, architravi, recinzioni. Camminando per Santa Teresa e per i paesi dell'interno si riconosce nelle facciate, nei muretti a secco che dividono i campi e nelle scale.

Anche il sughero

Accanto al granito, l'altra risorsa storica della Gallura è il sughero, ricavato dalle querce da sughero dell'interno. Le due lavorazioni hanno segnato per un secolo l'economia della zona, prima che il turismo diventasse il settore dominante della costa.

Come si riconosce il granito gallurese

Non è tutto uguale. Le varietà estratte in Gallura hanno colori e grane diverse: dal grigio chiaro punteggiato di nero ai toni rosati dovuti alla presenza di feldspato. Sono differenze che nel commercio della pietra hanno nomi commerciali precisi, e che sul posto si notano passando da una zona all'altra della costa.

A Capo Testa, dove la roccia è esposta e levigata, il granito mostra la sua struttura a occhio nudo: i cristalli si distinguono senza bisogno di lente, e nelle superfici bagnate dal mare i colori risaltano.

Il lavoro nelle cave

L'estrazione del granito è stata per decenni un'attività centrale nell'economia dell'interno gallurese, con un indotto fatto di cave, segherie e laboratori di lavorazione. Era un lavoro duro e pericoloso, e ha segnato la storia sociale di paesi come Calangianus e Luras. La crisi del settore, dovuta alla concorrenza internazionale e ai costi, ha lasciato molte cave dismesse.

Oggi quelle cave abbandonate sono diventate paesaggio: gradoni squadrati, blocchi accatastati, pareti tagliate nette che la vegetazione sta lentamente riprendendo. Hanno una bellezza involontaria che vale una deviazione, per chi passa nell'interno.

Il granito e le case del paese

Guardando le facciate di Santa Teresa e dei paesi vicini si riconoscono gli usi domestici della pietra: soglie, stipiti, angolari, muretti a secco che dividono i terreni. Sono elementi che non nascono da una scelta estetica ma dalla disponibilità del materiale: si costruiva con quello che c'era, e qui c'era granito.

Il sughero e l'altra Gallura

Chi si spinge nell'entroterra scopre una Gallura diversa da quella della costa: colline coperte di sughereti, paesi in pietra, un'economia storicamente fondata su pastorizia, sughero e granito. Calangianus e Tempio Pausania sono i centri principali di questa parte del territorio, a meno di un'ora d'auto da Santa Teresa.

La raccolta del sughero avviene d'estate, con una tecnica che permette di prelevare la corteccia senza uccidere la pianta e che si ripete a distanza di anni sullo stesso albero. Le querce scortecciate, con il tronco rosso vivo, sono una delle immagini più riconoscibili del paesaggio gallurese interno.

Una gita nell'entroterra

Per chi resta più di qualche giorno, dedicare una giornata all'interno è un buon modo per capire dove si è. Tempio Pausania, costruita interamente in granito, le cantine del Vermentino di Gallura, i paesi del sughero: sono cose che si vedono in mezza giornata e che raccontano la parte di territorio che dalla spiaggia non si intuisce.

È anche l'alternativa perfetta per una giornata di maestrale forte, quando il mare non invita.

Dove vederlo meglio: a Capo Testa il granito si legge nella sua forma naturale, con i blocchi di cava abbandonati ancora sul posto. Nell'entroterra, verso Calangianus e Tempio Pausania, si vedono invece le cave e i paesi costruiti interamente con questa pietra.

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