Bastano quattro chilometri dal centro di Santa Teresa Gallura e il paesaggio cambia registro. Capo Testa è un promontorio di granito collegato alla terraferma da un istmo sottile: una penisola di rocce tonde, ginepri piegati dal vento e macchia bassa, con il mare su tre lati.
Pietre che sembrano scolpite
La forma delle rocce di Capo Testa è il risultato di milioni di anni di erosione: il vento carico di sale e la pioggia hanno smussato il granito fino a creare massi tondeggianti, cavità, archi e cataste che sembrano composte da qualcuno. Camminare tra questi blocchi è la vera attività del posto, più che raggiungere un punto preciso.
Le cave e il granito che ha viaggiato
Il granito di Capo Testa è stato estratto fin dall'antichità. Passeggiando si incontrano ancora blocchi squadrati e mai portati via, testimonianza diretta di un'attività di cava che qui è durata secoli. La pietra della Gallura è stata usata in cantieri lontani e resta uno dei materiali identitari di questa parte di Sardegna.
Il faro e le Bocche di Bonifacio
In cima al promontorio si arriva al faro, costruito a metà Ottocento e ancora in funzione. Da lì lo sguardo attraversa le Bocche di Bonifacio e arriva alle falesie bianche della Corsica: nelle giornate limpide sembrano vicinissime. È uno dei punti migliori di tutta la costa per il tramonto, e uno dei pochi in cui si capisce con gli occhi quanto stretto sia il braccio di mare che separa le due isole.
Le spiagge dell'istmo
Rena di Ponente e Rena di Levante stanno ai due lati della striscia di terra che collega Capo Testa alla Sardegna. Averne due opposte a pochi passi è un vantaggio pratico: con il maestrale una delle due è quasi sempre riparata.
Quando andarci
La luce migliore è quella del tardo pomeriggio, quando il granito passa dal grigio al rosa. In piena estate le ore centrali sono faticose: meglio arrivare presto la mattina, tornare in casa per il pranzo e rientrare al capo verso sera. Dalle nostre case in paese ci si mette una decina di minuti d'auto: si può fare due volte nella stessa giornata senza fatica.
Il sentiero verso il faro
Dal parcheggio principale parte una strada asfaltata che sale fino all'area del faro, ma il modo migliore per vedere Capo Testa è lasciarla e prendere i sentieri laterali che si aprono tra i massi. Non sono percorsi segnalati in modo rigoroso: si seguono le tracce lasciate da chi è passato prima, tra cespugli di elicriso e ginepri deformati dal vento. In venti minuti si arriva a punti panoramici che dalla strada non si sospettano nemmeno.
Chi preferisce restare sul sicuro può limitarsi al tratto principale: anche solo arrivare fino al piazzale del faro e guardarsi intorno vale il viaggio. Ma vale la pena mettere in conto almeno un'ora di camminata libera: è quello il modo in cui il promontorio si rivela.
Quello che cresce tra le rocce
Il verde di Capo Testa non è un bosco: è macchia mediterranea bassa, adattata a vivere con poco suolo e molto vento. L'elicriso, che d'estate profuma tutto il promontorio quando il sole scalda, il lentisco, il mirto le cui bacche danno il liquore che si beve a fine pasto in tutta la Sardegna, il ginepro fenicio piegato dal maestrale in forme contorte. In primavera la fioritura trasforma il paesaggio, che passa dal grigio-verde a un mosaico di gialli e bianchi.
È un ambiente fragile, e questo spiega perché in alcune zone i percorsi siano delimitati: il passaggio continuo fuori dai sentieri consuma il poco terreno che tiene insieme le piante.
Un consiglio per la prima volta
Chi arriva a Capo Testa la prima volta tende a fare due errori: andarci nelle ore centrali di una giornata d'agosto, e restare vicino al parcheggio. Il promontorio si rivela camminando e con la luce giusta. Se avete una sola occasione, sceglietela nel tardo pomeriggio e mettete in conto almeno due ore, tra sentieri e sosta al faro.
E se il maestrale soffia forte, non rinunciate: è proprio con il vento che l'aria si pulisce e la Corsica si vede meglio. Basta portare una felpa e accettare che il mare, quel giorno, non sarà l'attività principale.
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